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Storia,arte e cultura
La Reggia
Nel 1750 Carlo Borbone, re delle Due Sicilie, acquista dalla famiglia Acquaviva il territorio ai piedi dei monti Tifatini, dove si prospettò il nascere del Palazzo Reale. Fu il Papa Benedetto XIV a dare, al futuro re di Spagna Carlo III, il consenso ad assumere Luigi Vanvitelli, un architetto napoletano di origine olandese, che stava lavorando alla preparazione del Giubileo del 1750.
La costruzione iniziò nel 1752; sette anni dopo, con i lavori al culmine, Carlo lasciò Napoli per trasferirsi a Madrid come sovrano di Spagna.
Alla morte di Luigi Vanvitelli, nel 1773, l’opera non era ancora completata; solo nel 1847 venne ultimata la Sala del Trono. L’opera era quindi compiuta anche se con alcuni cambiamenti rispetto al progetto originale. Questo fu dovuto non al passaggio del progetto nelle mani del figlio di Vanvitelli, Carlo, quanto al diminuire dell’interesse dovuto alla partenza di Carlo di Borbone.
La Reggia di Caserta appartenne alla Casa Borbone per oltre un secolo, dal 1752 al 1860, anno in cui passò ai Savoia. Un decreto ministeriale l’attribuì, poi nel 1919, al demanio dello Stato italiano.
Il Palazzo è a pianta rettangolare e l’area interna si divide in quattro con altrettanti cortili divisi da un solenne atrio a tre navate con due bracci trasversali.
Ognuno dei quattro cortili ha gli angoli smussati da un taglio di 45 gradi; questo accorgimento insieme alle intuizioni del Vanvitelli, contribuisce ad evitare le squadrature che sarebbero state inevitabili per la mole dell’edificio. Vanvitelli progettò un monumentale e maestoso accesso alla Reggia, con un grande viale che si innesta su un doppio emiciclo e forma la Piazza Vanvitelli.
Il Palazzo Reale comprende 1.200 stanze, ad esse si aggiungono la piazza antistante, il parco e il giardino inglese.
Il primo simbolo del Palazzo Reale è lo Scalone d’Onore, che si presenta con una grande rampa centrale che si sdoppia in due elementi paralleli, con 116 gradini composti ciascuno da un unico blocco di "lumachella" di Trapani. A metà del portico, la visione propone il fondale di marmo tra i pilastri, le arcate e le statue che lo sovrastano. Sono tre, in stucco, e raffigurano la Maestà Regia, rappresentata a cavallo di un leone, il Merito, armato di una spada e di un libro, la Verità, immaginata come figura femminile che poggia con un piede sul mondo mentre con l’indice punta il sole. Il cornicione che corre lungo la volta era destinato ad accogliere i maestri di musica durante i ricevimenti; questa collocazione anticipa il concetto della musica stereofonica proveniente da una fonte non visibile, infatti, l’orchestra si trovava completamente coperta rispetto agli ospiti.
Tutte le sale del percorso interno:
Il Vestibolo
Vi si accede da una delle rampe laterali dello Scalone, a pianta ottagonale. Assume un movimento circolare nella parte centrale e ha una volta riccamente decorata
La Cappella Palatina
Era il luogo destinato alla celebrazione dei sacri riti della famiglia reale, fortemente voluta dal re che la voleva sul modello di quella di Versailles ma che, alla fine, venne realizzata secondo le idee del Vanvitelli.
Sala degli Alabardieri
A sinistra del Vestibolo è la prima delle cinque anticamere che precedono la Sala del Trono. Carlo Vanvitelli, figlio del maestro, la realizzò seguendo il progetto originale del padre utilizzando stucchi e finti marmi su fondo giallo.
La decorazione della Volta vede l’allegoria delle "Armi Borboniche" sostenute dalla Virtù. Intorno alla sala le otto allegorie delle Arti Liberali raffigurate con busti di donne dello scultore Tommaso Bucciano, il pavimento è in cotto dipinto a finti marmi ad opera di artigiani napoletani. L’arredamento è costituito da grandi lampadari delle maestranze napoletane dell’800, in bronzo dorato e vetro. Gli sgabelli e le consolles (con sopra i busti delle regine Maria Carolina, Maria Isabella, Maria Cristina e Maria Sofia) sono del ‘700.
Sala delle Guardie
Colpisce per la ricca decorazione a stucchi della volta, nella quale spiccano La gloria del Principe e le dodici Province del Regno di Girolamo Storace, contornate da un cornicione poggiato su lesène di ordine ionico. Dodici bassorilievi, che raffigurano episodi della Seconda Guerra Punica, si trovano allineati lungo le pareti. Qui vi sono le opere degli scultori Tommaso Bucciano, Paolo Persico e Gaetano Salomone. Sulla parete di destra è presente il gruppo marmoreo cinquecentesco di Simone Moschino che raffigura Alessandro Farnese incoronato dalla Vittoria. Sulle consolles napoletane del ‘700 si trovano i busti di Re Ferdinando I del Canova, di Re Francesco I di Del Nero e di Francesco II e Ferdinando II.
Sala di Alessandro
Deve il suo nome all’affresco sulla volta raffigurante Le nozze di Alessandro Magno e Roxane di Mariano Rossi che operò nel pieno rispetto dell’iconografia della Reggia, ovvero con allegorie che celebrassero gloria e fasti della casata dei Borbone. Sul camino il medaglione in marmo bianco col profilo di Alessandro Magno e le due Sfingi in basalto ai suoi lati. In alto, a sinistra, il quadro che raffigura L’abdicazione di Carlo in favore del figlio Ferdinando e, di fronte, a destra, quello di Carlo alla Battaglia di Velletri.
Sala di Marte
Sala destinata ai titolari, Baroni del regno, Ufficiali, Militari e Inviati Esteri. È ancora più ricca della precedente e venne realizzata durante il regno di Murat sottolineando l’interesse per la Reggia da parte di Gioacchino e Carolina che avevano stanziato i fondi. L’obiettivo delle decorazioni di questa stanza, come quelle di tutta la Reggia, è quello di celebrare i fasti della casa regnante. In questo caso le virtù militari delle monarchie imposte da Napoleone, in particolare quella murattiana. Le raffigurazioni sono dedicate a Marte, dio della guerra; sulla volta, Antonio Galliano realizzò il carro di Achille che, protetto da Marte, travolge Ettore. Nella zona inferiore della volta si trovano i rilievi di divinità e di eroi omerici, nella parte centrale i trofei e le allegorie delle Vittorie alate e delle Virtù guerresche rappresentate dai simboli della Prudenza e della Forza.
Al centro della sala si trova la tazza in alabastro dono di Pio IX a Ferdinando II di Borbone
Sala di Astrea
Sala destinata alla diplomazia, prende il nome dal dipinto di Giacomo Berger che raffigura la dea della Giustizia, Astrea, che esercita il proprio potere su una folla di figure simboliche. Essa è rappresentata anche nei padiglioni della volta. Su un’altra parete si trova Minerva posta fra la Legge e la Ragione. Questi sono tutti motivi che esaltano il potere del re e il suo impegno per la giustizia e l’amministrazione del regno. Il pavimento della sala è in marmo di Carrara e giallo di Siena, con un disegno labirintico voluto dal Borbone. Completano l’arredo della sala due lampadari in bronzo dorato e cristallo di Boemia e un camino in marmo decorato.
Sala del Trono
E' la più grande sala del piano e occupa la maggior parte della facciata ovest. Ha uno splendido pavimento a disegni geometrici e rosoni in ottagoni, con le decorazioni in stucco dorato che staccano cromaticamente sul rosso delle due enormi passatoie allineate sotto le pareti. Alla base delle decorazioni vi sono stemmi e nomi delle dodici Province del Regno, sui cornicioni compaiono quarantasei medaglioni raffiguranti i re di Napoli. Gli affreschi dela volta a botte, di Gennaro Maldarelli, raffigurano La cerimonia della posa della prima pietra della Reggia di Caserta, risalente al 1752.
Sul fondo della sala, sotto un altorilievo dorato, si trova il Trono. Esso è posto su un piano rialzato, è in legno intagliato, con braccioli a forma di leoni alati dietro i quali si trovano figure di sirene.
Sala del Consiglio
È nota come "appartamento nuovo" e ha pregevoli decorazioni che raffigurano Pallade che premia le Arti e le Scienze per mezzo del Genio della Gloria. I quadri alle pareti risalgono ai primi dell’800 e sono dell’Accademia Napoletana.
Camera di Francesco
Deve il suo nome al successore di Ferdinando II, sovrano per un brevissimo periodo. Sulla volta fu affrescato Il riposo di Teseo dopo la lotta col Minotauro. Nel fregio sottostante raffigurazioni di Putti che giocano con le armi. I quadri alle pareti rappresentano Gesù che guarisce l’indemoniato, Cristo che placa la tempesta, Francesco II e Maria Sofia.
Fra i mobili di particolare pregio è il letto a baldacchino con la doppia testata.
Camera di Murat
Questo ambiente contiene un letto di stile impero con padiglione retto su lance e terminante a cupola rettangolare in mogano dorato, drappeggiato da quattro ricchi teli e due poltrone dorate con incisa la "G" di Gioacchino.
Sala Elittica o Sala del Presepe
Il forte senso religioso dei Borbone è espresso in uno dei simboli della tradizione napoletana, il presepe. Per ricordare la natività di Gesù fu concepito un allestimento permanente di una rappresentazione dell’evento nella Sala Elittica. Al centro della raffigurazione vi è la scena rocciosa con la capanna della Natività, tutt’intorno una grande varietà di personaggi e rappresentazioni che trova il posto anche per i personaggi del tempo. Dopo questa sala si aprono, a destra e a sinistra, le due Sale della Pinacoteca e, successivamente, quelle che prendono il nome dai dipinti o dall’arredamento in esse custodito: Sala delle Cacce Reali, Sala degli Spolverini, Sala dei Porti di Campania, Sala dei Porti di Calabria e Sicilia, Sala dei Porti di Puglia, Sala delle Allegorie e le quattro Sale dei Ritratti del Re.
La Biblioteca
Voluta dalla moglie di Ferdinando I, vi furono destinate le prime cinque sale dell’ala orientale della Reggia, due sale per la lettura e tre per la raccolta di migliaia di volumi.
I Sala di Lettura
Arredata, fra le altre cose, con due orologi di cui uno con il dipinto de Il Ratto d’Europa e con la volta decorata con medaglioni. Gli ovali delle sovrapposte raffigurano scene di caccia. Fra i quadri la veduta di San Leucio e L’inaugurazione della strada ferrata Napoli-Castellammare.
II Sala di Lettura
Nella volta presenta otto medaglioni allegorici e dipinti arabescati. Presenti il busto di Francesco I e di Ferdinando, lumi ad olio in porcellana e cristallo. Fra i quadri: le Quattro Allegorie (Europa, Africa, Asia e America), Il Ratto delle Sabine e Apollo e Marte.
I Sala Biblioteca
Nella volta si trovano le raffigurazioni degli Emisferi della Terra, le Costellazioni e i Segni Zodiacali. Sugli scaffali e sulle porte sono raffigurate scene dell’antica Grecia.
II Sala Biblioteca
Gli affreschi della volta si ispirano agli affreschi che venivano alla luce durante gli scavi di Ercolano, l’arredamento è in stile Luigi XVI. Fra le curiosità un Cannocchiale, un Barometro e i Globi della Volta Celeste e della Terra.
III Sala Biblioteca
Contiene i medaglioni con raffigurazioni di Torquato Tasso, Virgilio, Dante Alighieri e Omero. Sulle Pareti alcune delle rappresentazioni vedono La Scuola di Atene, La Protezione delle Arti, Apollo e le Tre Grazie, l’Invidia e la Ricchezza.
Teatro di Corte
La struttura ricorda il grande teatro voluto a Napoli dal Re, il San Carlo; è a forma di ferro di cavallo e dispone di quarantuno palchi su cinque ordini. La volta è retta da dodici colonne di alabastro in stile corinzio che poggiano su pietra rosa e decorata da putti, maschere e trofei. La volta è affrescata con l’allegoria di Apollo-Ferdinando IV che calpesta il Pitone-Vizio.
Luigi Vanvitelli
Architetto, pittore e scrittore, naque a Napoli nel 1700, morì a Caserta nel 1773. Massimo esponente del filone classicista dell'architettura italiana del '700, fu un precursore del Neoclassicismo ma, la sua evoluzione artistica non fu a senso unico, è infatti riscontrabile nelle sue opere una coerente linea di sviluppo fra i due estremi del tardo Barocco e del Neoclassicismo.